Approfondimento

Percorso

Refrattario agli schemi classificatori

Gino Negri, una mina vagante nel panorama della musica contemporanea

 

di Marco Moiraghi

Non piangerò alla mia morte.

Piangeranno gli altri

forse…

Io mi bloccherò in una bella

risata di dolore.

(Gino Negri, Poesiaprosaica, senza data)

Un secolo dopo

Nato nel 1919, morto nel 1991 – vissuto dunque esattamente nei confini del “secolo breve” – Gino Negri fu un anomalo caso artistico: compositore senz’altro “colto” ma anche assai “leggero”, autore di canzoni, cabarettista, critico musicale, saggista e uomo di spettacolo spesso indocile, riottoso, inafferrabile, sempre poi negletto dalla storiografia poiché sempre scomodo, di ardua definizione, refrattario ai soliti schemi classificatori, Negri era una mina vagante nel panorama della musica contemporanea. Già le date menzionate, involontariamente, sembrano dirci qualcosa di intrinsecamente bizzarro: dal 1919 al 1991 (19 luglio) la vita di Negri è un gioco di due sole cifre, 1 e 9, una parabola esistenziale vistosamente giocosa, vissuta tutta alla ricerca della mescolanza fra i limiti stilistici dell’alto e del basso, del serio e del comico. 1 e 9, ossia la cifra minima e la cifra massima: Negri amava infatti gli estremi, amava il rischio, e rifuggiva la mediocrità, pur confessando, a volte, di sentirsi un mediocre: vedeva la sua opera costellata di rari lampi di genio ma segnata al fondo, per sua stessa ammissione, da numerosi “lampi di merda”.

 

 

Il lessico scurrile, anzi più esattamente scatologico, non era per nulla casuale in Negri. Aveva una particolare predilezione per il genere escrementizio, e in ciò si può osservare una naturale sintonia con Mozart (che, a proposito di date, condivide anche il ’91 come anno di “uscita di scena”). Non a caso, Negri si occupò a lungo di Mozart, della sua personalità, che sentiva come la più affine nel campo musicale. Per anni accumulò appunti per una “Vita di Mozart” che poi si risolse in un grottesco melologo per la radio, basato su due aspetti salienti e apparentemente contrastanti del musicista salisburghese: “Mozart serio” e “Mozart fecale”, così erano suddivisi e ordinati gli appunti di Negri. E nel testo del melologo si specificava che nelle epistole mozartiane si trova a volte “un linguaggio piuttosto grasso, allegramente e malinconicamente fecale”.

L'archivio di Gino Negri

Ora le carte di Negri, con musiche, epistolario e vari scritti editi e – in gran parte – inediti, sono disponibili per la consultazione presso il Centro Apice; si tratta di un archivio cospicuo per quantità e per qualità, e, va aggiunto, di insolito fascino. Negri era soprattutto un compositore ed è dunque naturale che qui, anzitutto, vi siano numerose partiture. Non ci sono però solo varie delle composizioni pubblicate presso i suoi due principali editori (Suvini Zerboni fino agli anni Cinquanta, Sonzogno in seguito), ma anche musiche inedite, oggi ancora sconosciute: troviamo piccole perle del repertorio giovanile come le Cinque Invenzioni per orchestra d’archi (1945), (erano state progettate 15 Invenzioni, ma ne furono composte solo 5), ma anche decine di canzoni scritte negli anni Sessanta (una delle quali arrivata al Festival di Sanremo del 1961: Una goccia di cielo) o frutti musicali più maturi (e più stravaganti) come Uèi Bach! per voce e violino (1978), la Messa Maddalena per voci e armonium (1979) o un rilevante gruppo di melologhi degli anni Ottanta (solo alcuni confluiti nell’“opera cabarettistico-sinfonica” del 1982 intitolata Abbasso Carmelo Bene), per non citare quei piccoli balzani appunti di diario musicale che fungevano da commento ai fatti spiccioli della politica del tempo (come le 47 canzoni che formano il ciclo Craxi anno due, 1984). Qui e in molti altri titoli curiosi Negri mostrava di conoscere e saper usare il linguaggio colto del tempo (raramente anche la dodecafonia, assai più spesso una moderna e complessa tonalità basata sull’“armonia gravitazionale” ideata dal suo maestro Roberto Lupi), ma chiariva che il suo interesse era anche indirizzato verso l’ambito più volubile e frivolo della musica da intrattenimento, del cabaret, persino del jingle pubblicitario (arrivò persino a concepire una breve storia della musica tutta basata su spot pubblicitari). Dunque la musica di Negri è tante cose insieme: in sostanza è un continuo divertissement basato su sollecitazioni stilistiche volutamente disparate, un gioco di sovrapposizioni e intrecci e scontri e richiami trasversali fra “colto” e “leggero”, tra melodramma e cabaret: dai giovanili Divertimenti di Palazzeschi e Antologia di Spoon River alle opere da camera degli anni Cinquanta (Finirò per svegliarmi; Vieni qui, Carla; Il tè delle tre; Giorno di nozze; Massimo; L’armonium è utile; Il circo Max), dalla collaborazione con il Piccolo Teatro – culminata con la riduzione ritmica dell’Opera da tre soldi di Brecht e Weill – alle opere radiofoniche (Giovanni Sebastiano), televisive (La fine del mondo) e teatrali (Pubblicità ninfa gentile, messa in scena alla Piccola Scala) del decennio seguente.

Uno dei volantini da distribuire durante la prima rappresentazione di “Pubblicità ninfa gentile” (1970), “Divertimento musicale in un atto”

Vai all’inventario dell’archivio Negri

 

Ritaglio di giornale col resoconto della prima rappresentazione di “Vieni qui Carla” (1954), “Situazione scandalosa in un atto” su testo di A. Moravia da “Gli indifferenti”; Gino Negri è al centro del gruppo.

Negri scrittore saggista e pubblicista

Negri era però anche un prolifico ed eccentrico scrittore, saggista e pubblicista; questo lato della sua attività, senz’altro meno conosciuto, è rappresentato, nel presente Fondo, da un’ingente serie di documenti, molti dei quali inediti. Se proviamo a tracciare un elenco di tutte le opere letterarie di Negri, ci rendiamo conto che si tratta di una lista quasi altrettanto ampia e varia rispetto a quella delle sue musiche. Non è possibile, qui, citarle tutte; se ne farà un cenno scegliendo alcuni dei titoli più interessanti. Fra le edizioni, abbiamo scritti di critica musicale come Guida alla musica vivente, SugarCo, Milano 1974; La discoteca ideale, Mondadori, Milano 1978; Casa sonora, Studio Tesi, Pordenone 1981; L’opera italiana: storia, costume, repertorio, Mondadori, Milano 1985. Ma abbiamo anche scritti assai più curiosi, come il romanzo erotico Roes (scritto con Marco Visconti, Milano 1969); il giallo Il suono del delitto (scritto con Mirka Martini), Garzanti, Milano 1978; La Scala si è rotta. Un thriller cabaret. Un melodramma demenziale, Camunia, Brescia 1984; ed anche Poesiaprosaica. Con 11 xilografie di Félix Vallotton, Voyeur editore (senza indicazione di data; il nome dell’editore è naturalmente tendenzioso). Gli scritti inediti sono molti di più: ci sono raccolte di poesie e aforismi, racconti, romanzi, sceneggiature, testi per la televisione (Negri collaborò a lungo con la Rai); poi titoli come Storia e storie di musica in armonico disordine cronologico. Brevi lezioni illustrate dal chiacchierar cantando di Gino Negri (fine anni Ottanta); c’è anche una Nuova versione ritmica italiana della Tetralogia di Wagner (1990); e molto altro, fra cui carte che documentano gli svariati rapporti di lavoro nella Milano degli anni Cinquanta-Ottanta, a partire dall’importante collaborazione con Giorgio Strehler al Piccolo Teatro.

Gino Negri era insomma un artista tuttofare; non s’è detto, fra l’altro, che era uno straordinario talent scout: scoprì e lanciò varie cantanti, fra cui Ornella Vanoni.

Tuttofare, non però tuttologo. Anche se le notizie qui riportate possono dare un’idea di artista troppo versatile, in sostanza dispersivo, sotto la maschera del comico Negri era in realtà molto rigoroso, svolgeva le sue mille mansioni in modo ineccepibile; tutti hanno sempre riconosciuto, fra l’altro, che la sua versatilità nel campo dello spettacolo era dovuta essenzialmente ad una grande competenza musicale e ad uno straordinario talento scenico, ad un saper “tenere la scena” con grande efficacia. Aveva ragione un suo parente, lo zio G. Maranzana, quando in una lettera (del 1945) indirizzata a Gabriella Cima, moglie del compositore, disse: Gino è una “rarità”, è “uomo che sa essere giovane ed esuberante e chiassoso, e serio e profondo in pari tempo”.

Di tale esuberanza e profondità al tempo stesso, abbiamo ora preziose testimonianze in questo ottimo Fondo Negri del Centro Apice, che svela appieno la multiformità dell’operato del musicista, in una Milano postbellica ricchissima di straordinari fermenti culturali.

Copertina di “Costretto dagli eventi” (1963), raccolta di canzoni in sei dischi LP per un’edizione fuori commercio
Frontespizio di “Ella m’insegna che…” (1974), “musica teatrale su libretto proprio”
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